lunedì 18 ottobre 2010

Falesia di Cismon - Gusela (da Giulio)





Oggi tempo un po' incerto, Arco inizia già a stufare, capatina nella splendida falesia di Cismon, in compagnia del Bellin e di Davide.
Una tra le ultime nate in Valsugana, la falesia gode di un'ottima esposizione invernale. Pieno Sud. Prende sole da mattina inoltrata fino a tardo pomeriggio. Roccia incredibile: muro giallo verticale a tacche e qualche buco/goccia. Difficoltà mediamente elevate: dal 7a in su mediamente.
La giornata inizia con l'unico riscaldo, un 6b+ da 30 metri (First line).
Poi mi vien fuori flash un 7a (Galaxy). Fatto un giro corda dall'alto su un bellissimo 7a+ (Il Moralizzatore), non difficile, solo un boulderino a circa metà.
Finiamo la giornata facendo due giri su un 7b+ della morte a destra della falesia. Durissimo. Placca tecnica all'inizio a prendere una fessura, poi tettino, poi placca furibonda incazzatissima fino in sosta. Bisognerà lavorarselo una vita e mezza prima che venga fuori come si deve..
il Bellin in azione in questo video: http://vimeo.com/15957926
lo so, la luce fa abbastanza schifo.

venerdì 15 ottobre 2010

Valsugana Work in Progress Part 2. Pilastro dei Barbari - Richiodatura Tovaric




A breve una descrizione dettagliata...per ora beccatevi il filmatino.
Disponibile qui, http://vimeo.com/15893934.


mercoledì 13 ottobre 2010

Arco, Colodri - Guru Bassi










Oggi con il prode Gianluca Bellin, sono tornato in quel di Arco per una bella via incazzata. La scelta cade sulla temibile Guru Bassi del Rolandone nazionale, a sinistra della Segantini che abbiamo percorso due giorni fa. Pronti via, alle nove siamo in zona Prabi. Decidiamo saggiamente di evitare il primo tiro petardo di 8a, partendo dall'insaponatissima rampa della Sganzini. Che dire: una viona seria adatta a gente navigata, dove predomina un'arrampicata tecnica di dita e piedi su muri verticali, con un solo passaggio boulderoso in corrispondenza del tetto del terzo tiro. Spittatura talvolta distante che non permette errori in alcuni punti e cucina per bene la mente. Il tiro di 7c è molto duro e chiodato un po' obbligatorio, difficile da azzerare completamente. I tiri di 6c come quello di 7a sono belli e lasciano respirare, ma non sono banali soprattutto per le protezioni più distanziate (occhio in particolare al secondo tiro, chiodatura un po' pericolosa nei primi fix). L'ultimo tiro di 7b+, è una cannonata da 50 metri con 13 rinvii dentro: psicologico, ma non difficile, forse un po' sovragradato. Ottima performance del Gian Bellin, che ha restato solamente nel tiro di 7c, per il resto tutta on-sight. Un grazie anche per essersela tirata tutta: oggi ho fatto proprio il cliente! :)
Una via del Colodri dove l'unto, decisamente, non c'è! Poche anche le tracce di magnesio ad indicare le sequenze di movimenti esatte. Consigliata (per i più preparati).


Relazione:

Accesso: dal boschetto di Prabi, puntando alla parete del Colodri, in 10 minuti all'attacco partendo dal parcheggio del campeggio di Arco. Se si vuole evitare il primo tiro, come abbiamo fatto noi, si può fare il primo tiro della Sommadossi, oppure salire per la rampa della Sganzini e Katia. Guardate bene la foto della guida Filippi e non sbaglierete. I fix della via sono placchette Kong da 10. Le soste sono su piastrine artigianali rosse.

Materiale: La via è protetta ottimamente a fix da 10 sia alle soste che lungo i tiri. Soste attrezzate per la calata. 13 rinvii bastano e avanzano. La chiodatura in alcuni punti è molto lunga (da considerarsi S3 piuttosto che S2), ed in certi tratti se si vola, ci si può fare discretamente male.

Difficoltà (da L2 in poi): 6b+, 6c, 7a, 7a+, 7c. Obbligatorio (7a+)

L1 (da noi evitata): muro verticale a destra della Sommadossi (8a).

L2 dal terrazzino di sosta, obliquare per due metri a destra, in corrispondenza di un chiodo in fessura in comune con la Sommadossi e Katia, risalire verticalmente per un'esile fessura cieca. Con passi delicati, risalire verticalmente il muro bianco lavorato a tacche e concrezioni (6c). Chiodatura molto lunga. Il tiro segue obliquando verso sinistra, per lama a gocce bianca con un po' di lichene in uscita verso la sosta (run out). 30 metri, 6 fix

L3 si risale il muro rosso con relativa facilità (6b+) fino al primo fix. Ci si porta al di sotto del marcato tetto soprastante. Con bloccaggio viulento si supera il tetto facendo leva col piede sinistro sul margine del bordo, tenendosi più o meno sulla linea del fix (7a). Oltre il tetto, verticalmente per placca tecnica con una sezione più impegnativa verso il finale su verticalini da spallare con la destra e discrete tacche per la mano sinistra (7a). Oltre la sezione impegnativa, traversare a sinistra e risalire una lama faticosa (6c) fino in sosta.

L4 tiro muy hard. Dalla sosta, traversare a sinistra su placca grigia povera di appigli e un po' sporca di lichene, ma con discreti appoggi e qualche spalmo. I primi due fix sono relativamente umani poi...auguri! Inizia uno spigolo dove si deve saper spalmare molto i piedi (7c). Io qui mi sono appeso a molti rinvii pur da secondo. Passaggi obbligatori tra i fix. Verso il finale il tiro smolla un po', per entrare in un boschetto, occhio ai sassi.

L5 dalla sosta, salire per vago diedrino a sinistra e rientrare dopo pochi metri a destra. Inizia uno spigoletto di roccia bianca, facile all'inizio (6b+), con un passaggio da capire per rinviare un fix (6c) - state all'occhio, e soprattutto, non sottovalutatelo. Poi per placca a sinistra, bianca su goccette belle. Sosta su due fix, placchette artigianali rosse

L6 verticalmente per muro strapiombante di roccia cotta all'apparenza insicura, ma molto ben salda (6b). Arrampicata un po' impressionante, ma in compenso i fix sono messi bene in questo punto. In uscita c'è un boulder non banale, con uscita a sinistra per fessura. Occhio che l'ultimo fix l'avete in basso a destra, una volta doppiato lo spigoletto in uscita, c'è il boulder, e se volate la corda non fa un bello sfregamento. Sosta da attrezzare su albero

L7 tiro corto. trasferimento nel bosco. Dalla sosta andare 10 metri a destra fino alla sosta con un fix solo.

L8 Tiro cannonata! La guida lo dà 7b+, ma forse è un po' sovragradato - soprattutto se paragonato al quarto tiro. Ad ogni modo, sono 50 metri di puro godimento. Grande il Bellin che se l'è sparato a vista. Da secondo, sono stato contento di averlo fatto in libera, nonostante un resting sotto il tettino...argghhh!
Si parte con una placca a gocce bellissima (primo fix con cordino per facilitare il moschettonaggio, poi dal primo al secondo, andare a sinistra per rientrare poi a destra). 6c, chiodatura molto lunga all'inizio. Poi verticalmente per placca grigia stupenda fino a dove inizia un muro giallo verticalissimo. Inizia qui un'arrampicata molto bella su concrezioni, spallatoni verticali e qualche canna (7a+). Difficile da leggere per la totale assenza di tracce di magnesio. Il tiro porta ad un tettino che si supera stando a destra (7a). Poi più facilmente per placca grigia a gocce. Nel finale stare molto a sinistra e risalire facilmente (6a+) la placca anche se con protezioni molto distanziate. Sosta su albero, 50 metri 13 fix...fate voi.

Uscita per corridoietto a destra con passo del gatto.

Discesa: per la ferrata del Colodri



lunedì 11 ottobre 2010

Arco, Colodri - Giovanni Segantini

Io impegnato sullo Specchio delle mie Brame
Cheeeeeseeeeee!
Io sul L2
Davide segue a ruota sullo Specchio
Bellin che si pappa lo Specchio delle mie Brame
Bellin su L3, una tra le più belle e tachenti
Dalla sosta del secondo tiro, 6c
Bellin apre le danze su L1, diedrino fetido
Tappa ad Arco oggi, per una giornata di sole eccezzzziunale e temperature autunnali. Due cordate tra Davide, Marino, Gian Bellin ed io. La via incriminata la sceglie Davide, si opta per la recente quanto ormai decantata Segantini al Colodri. In internet molti pareri discordanti: chiodatura lunga, chiodatura giusta, gradi compressi, per farla occorre il 7b a vista...ma tutti concordanti sulla bellezza della via.

In effetti, la via non delude le aspettative: inizio di gran classe con cinque tiri uno più bello dell'altro, difficoltà sostenute e continue. Roccia super. Cannonata! Chiodatura eccellente, che non banalizza la via e lascia arrampicare come si deve. A seguire, due tiri più semplici, ma non banali, dove il 5c è più fetente del 6a.
La variante "Specchio delle mie brame" è un tiro molto elegante ed estetico, su roccia di cismoniana memoria. Molto tecnico, ma per chi sa arrampicare su placca non difficile. Chiodatura S2/3 in questo tratto.
Occhio anche all'ultimo tiro che i 5c in questa via sono i tiri più fetenti.
A conti fatti, via meritevole su roccia ottima e chiodata come si deve! Andate a farla.
Da menzionare l'epica prestazione del Gian Bellin, sempre in gran spolvero e l'unico che è riuscito a fare la via tutta in libera e a vista, eccetto che per quel piedino incriminato sul tiro di 5c! sigh...l'ho già detto, il 5c in questa via è un grado FETENTE.


Relazione:

Accesso: parcheggiate fuori dal campeggio di Arco. Dirigetevi sotto la parete del Colodri ed inoltratevi nel boschetto di Prabi. Tagliate a destra, faccia alla parete, fino ad incontrare gli attacchi delle vie (Katia, Renata, Sommadossi, ...). L'attacco è più o meno dieci metri alla destra della rampa fessurata d'attacco della Sommadossi. Pesce inciso con la punta del trapano. Fix visibili. 10 minuti dall'auto

Difficoltà: 5c (poco), 6a, 6b+, 6c e 6c+. Obbligatorio 6c

Materiale: 15 rinvii bastano e avanzano. Fettucce per collegare le soste, tutte costituite da due fix con anello di calata. La via è chiodata ottimamente a fix da 10, alcune volte distanziati. Stile Cismon. Nella prima parte, i rinviaggi in alcuni punti sono messi un po' scomodi, più adatti ai lunghi che ai corti. Comunque tutto ok.
Per i volenterosi: portatevi dietro una chiave da 17 e fissate un po' di fix che girano sui tiri iniziali.
Corda singola da preferirsi alle mezze, vista la sportività della via.

Relazione:

L1 Tiro chiave molto utile a testare il livello di preparazione per la via. Se fate bene questo la via vi lascerà passare. Si sale la placca grigia in corrispondenza del pesce inciso, con arrampicata di equilibrio su svasini (6b) si superano i primi tre fix. Ignorare la sosta a destra. Si arriva ad un piccolo pulpito, sopra al quale si staglia un muro verticale rosso. Si risale con arrampicata tecnica su piccole tacche e qualche buco fino ad un diedrino fessurato da cui, con difficoltà, si rinvia il fix a destra (6c, buon run out). Da questo, non salire, ma obliquare stando bassi verso destra per sequenza di buchi e tacche (6c+). Si prende poi una lama obliqua a destra che porta fino in sosta. 35 metri. Tiro che potrebbe essere un buon 7a altrove.

L2 Dalla sosta, verticalmente per poi traversare a sinistra su piccole tacche e buchi verticali. Con andamento più o meno verticale si risale con arrampicata tecnica e di resistenza (6c). Nell'ultima parte la lunghezza butta un po' in fuori e si fa più atletica, con qualche allungo da tacche a buchi abbastanza buoni, ma non aspettatevi zanche (6c). Uscita a sinistra, su comodo terrazzone in sosta. 30 metri

L3 Tiro super e di continuità. Se volete passare in libera, riposatevi bene prima della sezione finale. Dalla sosta si risale la placca gialla lavorata a corallini (6b) con arrampicata di equilibrio ma non difficile. Si oltrepassa una vecchia sosta con chiodi e cordino bianco, e si obliqua leggermente a destra (6b+). Ultima sezione impegnativa con uscita su bombé (6c) con bel run out che fa selezione. Ignorare le smagnesate a destra, state leggermente a sinistra. C'è na tacca per la sinistra, verticalino per la destra, altra tacca obliqua da tenere con la sinistra e poi lancione dinamico sul bordo del terrazzino, prima della sosta. 35 metri

L4 Si risale, non con poca difficoltà dalla sosta (6b+). Con più facilità su buoni buchi, fino al tettino che si supera con facilità anche se si è corti (non serve essere lunghi come Trota). Bene ammanigliato, però tastate bene le prese che non vi resti in mano qualcosa (6b). Occhio ai blocchi instabili all'uscita del tettino. Nell'ultima parte del tiro, muretto bianco tecnico e non banale (6b+) fino in sosta. 30 metri

L5 Forse assieme allo "Specchio delle mie brame" il tiro più bella della via. Si supera lo strapiombetto bianco non banale al di sopra della sosta (6b+) e si obliqua verso sinistra. Poi verticalmente per placca magnifica verticale solcata da una fessura buona, ma a volte sbilanciante e sfuggente. C'è un rinviaggio scomodo e un po' lungo. Per il resto il tiro è chiodato bene e vicino. Tiro di gran continuità (6c dall'inizio alla fine della fessura), quando trovate riposi, fateli, che altrimenti vi frega. Sosta a destra, su placca molto appoggiata. 38 metri

L6 Dalla sosta alzarsi, su roccia un po' dubbia (occhio). Arrivate all'inizio dello spigoletto, occhio che c'è un sasso gigante che se cade colpisce sicuramente chi fa sicura. Noi non lo abbiamo disgaggiato, ma sarebbe il caso di farlo, vista la precarietà. Si risale lo spigolo stando a sinistra, per rampette bianche lavorate a gocce fino in sosta (6a). 30 metri

L7 Uno dei 5c più duri della mia vita! Dal primo fix sopra la sosta spostarsi un po' a destra a beccare un buco un po' lichenoso per la mano destra. Dal primo al secondo fix c'è un bel passaggio stronzo in aderenza (io darei anche 6b). Poi con più facilità, per diedrino verticale ben appigliato fino alla sosta (qui sì che c'è 5c). 30 metri

L8 Specchio delle mie brame. Merita il viaggio solo questo tiro. Dato di VII/S3 nella guida Filippi. Ora rivalutato a 6c...mah! Comunque gran tiro di placca anni ottanta con chiodatura non da conigli. Gocce ed arrampicata stile Cismon. Si risale la placca con passi di equilibrio. C'è un primo passaggio stronzo in corrispondenza di una buona fessura per le mani, dove occorre alzarsi e metterci i piedi. Il secondo ostacolo lo si trova 5 metri più su, dove un fix a sinistra fa un po' di confusione (in realtà è d'uscita alla Renata). Dal penultimo fix del tiro, occorre stare bassi e traversare un metro e mezzo a destra a prendere la sequenza smagnesata, un po' fuori dalla linea dei fix. Mangiato l'on-sight per un pelo di mona...argghhh! Con facilità poi fino in sosta, 25 metri

L9 tiro molto bello, con sequenza centrale più impegnativa su roccia un attimo da valutare (darei un 6a). Parte finale più semplice e su roccia stupenda, 5c. 30 metri

Discesa: per la ferrata del Colodri. Eventualmente in doppia, visto che è attrezzata, ma non avendola fatta non ve la so consigliare. Consiglio: partite leggeri non portandovi molta roba e scendete a piedi, che è meglio.





giovedì 7 ottobre 2010

Parete di Cismon - Mi, ti e Toni






Oggi con Davide in pausa pranzo direzionati in Valsugana. Lui è senza il compianto furgone, io senza la mia compianta patente...ahhh!

Condizioni fisiche da malarico infetto, l'influenza dei giorni scorsi si fa ancora sentire. Massì, ndemo a Cismon.

Mi ti e Toni non ha bisogno di presentazioni, la VIA di Cismon. Arrampicata elegante e tecnica su placche a gocce fantastiche. Offre delle lunghezze tra le più belle della Valsugana, e non solo.

Relazione - (relaziono solamente i primi quattro tiri, fatti oggi, dato che abbiamo dovuto interrompere al tiro del tetto visto che Davide doveva riaprire il negozio in orari decenti).

Difficoltà: 5c, 6a, 6b, 6b+, 6c, 7a il tetto. Obbligatorio 6b (robusto)

Materiale: la via è ottimamente attrezzata a fix da 10, occhio solo alla distanza, in certi punti lunga tra i fix. Soste predisposte per le doppie. Con corda da 70 ci si cala agevolmente. 10 rinvii sono sufficienti

Attacco: da dove si parcheggia la macchina sotto la parete, seguire indicazioni alla base di un boschetto sospeso (a destra, faccia alla parete). Risalire lo zoccolo, attrezzato con qualche corda vecchia, fino alla sosta con catena.

L1: dalla sosta risalire dritti fino ad una clessidra con cordoni, da questa obliquando un po' a sinistra fino ad un primo fix, con bella arrampicata su placca grigia (5c). Tornare leggermente a destra e poi dritti con un passaggio un più ostico in corrispondenza di una leggera bombatura (6a) fino alla sosta. 25 metri.

L2: tiro capolavoro! Placca fantastica a gocce e svasini, seguire i (rari) fix che portano prima a sinistra poi a destra, con arrampicata tecnica. 6b continuo, con un passaggio di 6b+. Tiro delicato e un po' psicologico. Molto bello. 30 metri.

L3: risalire la placchetta molto tecnica fino a prendere la lama soprastante la sosta (6b). Seguirla con arrampicata esterna stupenda, fare solo attenzione ad un sasso che balla al termine della lama. Oltre la lama non traversare subito a sinistra, ma innalzarsi ancora di mezzo metro con passo d'equilibrio (6c). Da questa posizione si riesce a rinviare il terzo fix. Una volta rinviatolo, traversare a sinistra di due metri ed affrontare lo strapiombo bene ammanigliato fino ad un uscita con bloccaggio per prendere delle gocce (6b+). Da qui, per rampa obliqua verso destra con più facilità. Run out sul finale. Sosta alla fine della rampa, un metro a sinistra. 25 metri

L4: altro tiro splendido. Dalla sosta, traversare due metri a sinistra e risalire il muro giallo povero di appigli (6b/c). Al termine con più facilità verso un diedro svaso verso sinistra, poi per placca a gocce stupenda e d'equilibrio fino in sosta (6b+). 25 metri

Ci sarebbe ora il tiro del tetto e l'ultimo che sbuca sulle reti soprastanti. Sarà per n'altra volta!

Discesa: in doppia lungo la via, possibile con corda da 70.


lunedì 4 ottobre 2010

giovedì 30 settembre 2010

Parete di Cismon - Eliseo






Oggi con Silvio mattinata a Cismon. Ci troviamo ai Trenti e carichiamo tutto sulla sua macchina. Temperatura buona, freschetto all'ombra. Facciamo una via che non avevo mai fatto, Eliseo. Silvio l'ha fatta tanti anni fa e se la ricorda bella. Anche Davide, condivide. E condivido pure io. Bella via, molto varia, che offre una serie di stili di arrampicata mai monotona (dal diedro, alla fessura, al traverso tecnico per passare alla placca e allo strapiombetto finale).
Aperta da Claudio Moretto, direi che è proprio una chicca: ma d'altronde quale via non è bella a Cismon?

Per una serie di incomprensioni, finita la via, non ci troveremo con Davide a Costa come preventivato il giorno prima per fare n'altro po' di tiri, anche se il tempo ci sarebbe stato...!

In complesso una via bella, non difficile ma non per questo mai banale, protetta bene a fix e qualche chiodo. Consigliata.

Relazione:

Attacco: lasciata la macchina sotto la parete, dirigersi a piedi a sinistra, faccia alla parete. Oltre l'attacco del Diedro dei Garofani, c'è un boschetto. Qui c'è un sasso con la scritta "Eliseo" ed una freccia. I bolli arancioni shock, vi condurranno, dopo un breve zoccoletto, all'attacco vero e proprio posto in corrispondenza di un evidente diedro. 1 minuto e mezzo da dove si lascia la macchina

Sviluppo: 7 tiri corti. 150 metri

Difficoltà: 5c, 6a, 6a+, alcuni passaggi di 6b. Obbligatorio 6a.

Materiale: sono sufficienti 9 rinvii e qualche cordino per allungare qualche protezione ed eventualmente passare qualche piantina. La via è attrezzata bene a fix da 10 (o addirittura da 12) e piastrine artigianali, più qualche sporadico chiodo nel primo, secondo e ultimo tiro. Soste attrezzate con due fix di cui uno con anello, eccetto la sosta del primo tiro, che è su un solo fix con anello, la sosta di partenza dell'ultimo tiro che è su un solo fix ed una clessidra con cordone, e la sosta di uscita della via che si attrezza su alberi. Una corda da 60 è più che sufficiente, se si scende a piedi.


L1: si risale il diedro dapprima stando sulla placca a sinistra con bella arrampicata tecnica (5c). In corrispondenza di un passaggio più ostico (6a) stare all'interno della fessura del diedro e con arrampicata ad incastro risalire uscendone a destra per pilastrino (due chiodi), fino alla sosta su un grosso fix con anello. 25 metri

L2: si risale verticalmente la bellissima fessura che solca la parete di roccia gialla (5c e 6a). Dall'ultimo fix, alzarsi ancora un metro fino ad incontrare un vecchio chiodo e da questo traversare su buone prese 1 metro a sinistra in sosta appesa. 25 metri

L3: tiro del traverso. Dalla sosta traversare a orizzontalmente a sinistra con arrampicata tecnica ed esposta. Dal primo al secondo fix conviene stare bassi e non alti (6a). Poi ci si alza di un metro fino a portare i piedi sull'esile ballatoio e si continua in traverso tecnico verso sinistra, ora un po' più semplice (5c) fino in sosta. 20 metri

L4: dalla sosta, risalire per placca grigio scuro lavorata a gocce, molto bello (6a). Dall'ultimo fix si traversa a sinistra per cinque metri su facile ballatoio fino in sosta. 20 metri

L5: si prosegue in verticale per placca fino ad un piccolo strapiombo che si supera con passaggio atletico (6b), poi per placca leggermente obliquando a sinistra (5c). 25 metri

L6: si risale verticalmente un metro dalla sosta e si comincia ad obliquare a destra fino al primo fix. Con arrampicata in leggero strapiombo su bei buchi si continua verso destra (6a+) fino ad una fettuccia nera su pianta. Da questa si risale verticalmente la bella placca (6a, con un passaggio di 6b) con arrampicata mai banale. In questo tratto i fix sono leggermente più distanziati rispetto al resto della via. Dall'ultimo fix, si obliqua lungamente a sinistra fino alla comoda sosta su giardinetto pensile. 30 metri

L7: non lasciatevi ingannare dalla boscaglia, oltre la sosta si nasconde un altro bel tiretto. Si sale verticalmente per un muretto un po' vegetato (III) poi per bei muretti di calcare bianco lavorato a clessidre e bustone facilmente fino alla base di una placca grigia. Si risale la placca fino ad un chiodo, da questo con un buon bloccaggio si raggiunge un buco con la mano destra e si prosegue verticalmente fino all'ultimo strapiombetto superabile anche questo con un piccolo bloccaggio (6a, con 1 passaggio di 6b). 25 metri

Discesa: se si fa l'ultimo tiro, conviene scendere a piedi per il comodo sentiero che in dieci minuti riporta alla base della parete. Altrimenti in doppia non ve lo so dire, sicuramente si scende, ma sono necessarie mezze corde per saltare qualche sosta, visti i numerosi traversi della via.

giovedì 23 settembre 2010

Lavori a Lumignano





Stamattina assieme a Beppe, ci siamo trovati per fare due tiretti a Lumignano...con l'occasione abbiamo sistemato anche qualche fix che ormai era da pensionamento. Con due trapani il lavoro si fa più in fretta, Beppe col suo, io col mio.
Vediamo se ricordo:
-cambiati i primi due fix di "Stacca sta pomba, 7b", completamente arrugginiti tasselli e piastrine. Ho cambiato tutto, messo su due tasselli inox. Il primo fix, leggermente abbassato

-cambiati i primi 5 fix di "Buchi bagnati, 7a". I primi due fix sostituiti da un inox posto a metà via, che protegge meglio il passaggio e fa più pulizia. I restanti 3 fix erano ancora spit da 10, sostituiti con 3 Inox.

-cambiata la prima piastrina di "Wet, 7b", il tassello andava bene, anche se messo un po' da culo, sinceramente.

-sostituiti tre fix più tasselli inox a "Carcasse fumanti, 7a", uno nel boulder di partenza, messo 10 cm più basso, e due nella parte alta. Cambiata anche qualche piastrina lungo il tiro, lasciando i tasselli, che erano più che buoni.

Decisamente meglio ora...

martedì 21 settembre 2010

Sass Maor - Tentativo Via Solleder/o Bruno Crepaz?!





Giornata epica ieri, con tutto quello che ci è capitato, del tipo: una serie di sfortunati eventi.
La mattina inizia già di buon umore quando Silvio si dimentica le scarpe da avvicinamento nella macchina lasciata a Bassano. Poi io dimentico l'imbrago nel furgone di Davide quando eravamo lungo la forestale che porta al sentiero del cacciatore. Poi Silvio non si sente molto bene lungo il sentiero e decide che per oggi non arrampica. Dalla Scalet Biasin che eravamo partiti per fare, ripieghiamo sulla più semplice e veloce Solleder, vista ormai l'ora e mezza di ritardo sulla tabella di marcia, ma con una relazione del Dinoia dettagliata quanto un foglio bianco ci perdiamo nel mare di strapiombi e placche gialle per finire lungo una via che non ho ancora capito quale possa essere. Forse la Bruno Crepaz di Maffei, ad ogni modo una via dura in mezzo ai gialli, molto più a sinistra della Solleder.

Alla fine della banca orba, i primi tre tiri credo siano giusti. Poi anziché fare il traverso verso destra partendo dalla sosta su terrazzino esposto (riportato da alcune relazioni trovate in internet, ma non di certo riportato su quella che avevamo noi del Dinoia), noi siamo saliti verticalmente per placca gialla leggermente strapiombante trovando tre chiodi lungo il tiro, di cui due con fettuccia bianca. Difficoltà...mmmhh, mooolto duro, come minimo VI+ su roccia che definire "ottima" è davvero un complimento.
Sostato appesi su tre chiodi, di cui nessuno veramente buono, aggiungendo un cliff per non caricare troppo la sosta. In questa sosta trovato un moschettone a ghiera nuovissimo (non siamo stati gli unici a cappellare evidentemente!).
Da questa sosta, abbiamo traversato 3 metri a sinistra trovando un chiodo (qui ho realizzato che Solleder non poteva essere passato nel 1926, per quanto forte che fosse), poi leggermente in obliquo verso sinistra su placca strapiombante un po' friabile ad un altro chiodo, poi uno spuntone con fettuccia e moschettone (altra calata), fin qua difficoltà di VI+ poi dalla fettuccia con moschettone (tolto da noi), si traversa a sinistra con un passaggio molto delicato su roccia da guardare e non toccare (VII) fino ad incontrare un nut incastrato (c'era pure un nut verde nuovo, penzolante). Dal nut di nuovo verticalmente per sistema di lame pericolanti da trazionare con delicatezza (VI+) fino ad una sosta alla base di un diedro fessurato coperto da un tetto: tiro duro e pericoloso. All'ennesima sosta trovata con moschettone, decidiamo di calarci pure noi. Ci caliamo su una sosta leggermente più a sinistra ed in basso, faccia alla parete, della nostra. Da qui Davide riparte per un ultimo tentativo, ma ormai è palese che siamo completamente fuori dalla via, e soprattutto su una via di cui non abbiamo relazione e non sappiamo cosa possa riservarci, siamo più o meno sotto agli strapiombi centrali a destra del Castello di Onix. Ci sono dei cordini penzolanti lungo gli strapiombi gialli. Ormai amareggiati, facciamo la scelta più saggia che si poteva fare, buttiamo giù le doppie e ci caliamo.
Chissà su che via eravamo, ad ogni modo un grazie a Davide per avermi portato su questa montagna stupenda e per essersi fatto i due tiri micidiali della variante a sangue freddo, cosa che io non so se sarei riuscito a fare. Una garanzia.
Altra chicca della giornata, la discesa per la forestale al termine del Sentiero del Cacciatore in mountain bike.
Ed il Sass Maor, ci aspetterà di nuovo.

giovedì 16 settembre 2010

Arco, Parete di Limarò - Via Contatto Radicale






L'altro giorno mi chiama Beppe per andare a fare qualcosa in montagna, ma visto il meteo un po' incerto ed il fatto che devo rientrare per il lavoro serale presto, optiamo per qualcosa di comodo e relativamente veloce. Sguardo alle temperature, non eccessive: Arco può andar bene.
Beppe mi propone una nuova via di Tony Zanetti e Mario Brighente aperta quest'anno e sembra non ancora ripetuta a destra del diedro Maestri. La parete è in ombra per gran parte della mattinata, sembra una buona idea.

Veniamo alla via: dopo i primi tiri iniziali che mi hanno lasciato un po' perplesso (mi immaginavo difficoltà come descritte nella relazione, ed invece si incontrano brevi sezioni arrampicabili e per il resto si tirano chiodi, a meno che uno non abbia l'8a a vista). La parte iniziale si svolge su placche spesso e volentieri ricoperte da una sottile patina di lichene, che rende molto aleatorio il tentativo di libera dei vari tratti in artificiale.

Si arrampica veramente dal nono tiro in poi, una placca straordinaria che ricorda un po' Cismon a microgocce e svasini (valutabile 6c+ in libera?). Il traverso del decimo tiro è veramente una chicca, iperdelicato e tecnico, anche se solo 5c. Il tiro di 6c+ trovato sovragradato. Il tiro di 7b è bello e chiodato molto bene, occorre buona dose di pompa, ha una parte finale impegnativa in linea con il grado, la prima parte un po' più facile.

Nel complesso una via mista, artificiale e libera, poco attraente nei primi tiri (per le mie scarse capacità), ma che nella seconda parte si riscatta, regalando bei tiri con arrampicata tecnica ed elegante.
In definitiva direi una via senza infamia senza lode. Andateci la mattina presto, che sulle placche si usano molto i piedi ed è importante stare all'ombra.

Relazione:


Sviluppo: sui 370 metri. 14 tiri. Tempo impiegato da noi più o meno 6 ore, variabile a seconda di quanto una cordata voglia provare la libera.

Materiale: 15 rinvii e qualche cordino. Utile magari una staffa. La via è attrezzata ottimamente a fix del 10 sia alle soste che lungo i tiri (S1/2). Tutti i passaggi più impegnativi sono da A1, ovvero piede nella fettuccia, ci si alza e si raggiunge il fix successivo.

Difficoltà: nella prima parte della via vari tratti di artificiale intervallati da sezioni che vanno dal 6a al 6b+. Nella seconda parte ancora una placca dura da liberare, poi segue una seconda placca riuscitami in libera da secondo valutabile circa 6c+. Poi difficoltà nell'ordine del 5c, 6a, 6b, 6b+, 6c con un tiro di 7b. Obbligatorio direi un 6a+, vista l'abbondante chiodatura, ma se ci si vuole divertire un po' a provare la libera fare almeno il 7a potrebbe essere una buona idea.

Accesso: dal parcheggio alla centrale Enel di Sarche prendere verso Comano, al primo tornante superare il cancello della centrale, scendere e portarsi verso la parete attraversando il Sarca su delle grosse funi in acciaio (griglie di protezione), tipo "ponte tibetano". Nome alla base.

Relazione:

L1 si attacca la placca bianca in corrispondenza della targhetta con nome, ci si alza per fessura fino al primo fix (5c). Dal primo al secondo fix c'è subito un passaggio stronzo, in traverso a destra (si può eventualmente azzerare, oppure 6c, la difficoltà principale è data dalla scivolosità degli appoggi per i piedi). Poi più facilmente per placca verticale un po' rotta e sporca di vegetazione (5c). Attenzione nell'attraversamento verso destra dall'ultimo fix in sosta, placca sporca di lichene e toppe erbose cedevoli, potenziale pendolo doloroso. 35 metri

L2 Si sale la placca verticale dapprima con un ostico passaggio (6b+) poi più facilmente (6b) fino ad arrivare ad una sezione impegnativa difficilmente liberabile (A1). Sosta dopo 25 metri

L3 si traversa a destra per cengia erbosa (elementare), poi si sale un pilastrino (V+) fino alla successiva sosta. 30 metri

L4 Si parte dalla sosta su una fessura lama leggermente strapiombante (6a+). Si continua verticalmente per bella placca che diventa via via più impegnativa fino a presentare alcuni passi in A0 6b il resto. Sicuramente non 5b come dato dalla relazione. 25 metri

L5 Altra placca fetente che presenta passaggi di libera alternati a passaggi dove si fa artificiale, comincio ad essere demoralizzato giunto a questo tiro! 6a+ a spizzichi e bocconi e A1. 25 metri

L6 Per diedro con roccia un po' lichenosa e rotta con facilità (IV+). Lungo questo tiro si incontrano un fix e due chiodi. Il secondo chiodo si può saltare visto che l'uscita logica suggerirebbe di andare a destra per placche più solide (io l'ho saltato). Occhio usciti dal diedrino che c'è un uscita merdosa su terra che cede e rocce tenute attaccate con lo scotch. 25 metri

L7 Bel tiro, mi è riuscito quasi tutto in libera (da secondo), tranne gli ultimi due fix arggggh! Trattasi di placca verticale di movimento e anche di forza in alcuni bloccaggi nella parte alta. Si parte un po' scomodamente proprio sopra la sosta (6a+) poi più facilmente fino ad un crescendo di difficoltà. Secondo me fino a dove sono arrivato io in libera, poteva essere un 7a. Poi l'uscita è a sorpresa. 30 metri

L8 Siamo ora sotto i grandi strapiombi. Si risale la placca, inizialmente un po' psicologica (6a) (si può passare un cordino su arbusto tagliato). In leggero obliquo verso sinistra si procede poi per placca nera con alcuni passaggi di contorsionismo 6b. Poi inizia una sezione dura, che non mi pareva molto liberabile. Da primo, fatto un pezzo in A1. Ultimo fix l'ho saltato e ho traversato basso in obliquo verso destra fino in sosta, visto che mi sembrava liberabile (6b). Giunto a 25 centimetri dalla catena della sosta, sento che mi sta per scivolare il piede destro, non so come faccio, con un appoggio di ginocchio ed una bestemmia ad arco-riflesso arrivo in sosta senza volo, tiè! 27 metri

L9 placca fantastica nera lavorata a goccette microscopiche e corallini. Dalla sosta, traversare con facilità verso destra (5c) fino al primo fix. Da questo, ci si innalza difficilmente con un ristabilimento su goccette. Poi per placca fotonica di movimento. Alcuni passaggi occorre inventarseli (vista l'eleganza dei movimenti). Riuscita in libera da secondo, le darei un bel 6c+. 30 metri

L10 tiro del traverso verso destra. Una chicca! dalla sosta si traversa a destra facilmente lungo cengia, si rimonta il bel diedrino atletico (6b). Alla fine del diedro conviene rinviare anche il cordone blu su clessidra, anche se è molto vicina al precedente fix, per proteggere l'uscita al secondo. Da qui inizia un traverso fighissimo molto tecnico, con piedi su piccolo ballatoio e nulla per le mani, solo questione di equilibrio (5c). 30 metri

L11 Dalla sosta si rimonta verticalmente il piccolo strapiombetto. Si tiene un ottimo rovescio con la mano sinistra e si va a cercare per la mano destra una buona tacchetta (6b+ e non 6c+ come scritto sulla relazione). Se si prende l'arbusto con la mano destra, non vale! Poi il tiro continua bello e sostenuto per muro articolato (6c e non A0).

L12 Dalla sosta si rimonta il diedro atletico di roccia gialla. Prima parte abbastanza tranquilla sul 6c. Si incontra un kevlar blu e bianco su clessidra. Da questo kevlar in poi più o meno il tiro si incazza e diventa ancora più atletico (7b). Ci sarebbero due fix che messi un po' più a sinistra agevolerebbero non di poco la libera. Da primo, uscito con vari resting, amen! Si sosta a destra su cengione comodo

L13 tiro in traverso a destra. 35 metri, si cammina. Occhio ai blocchi instabili

L14 tiro d'uscita in diedro senza particolari difficoltà (IV+/V). Occhio all'uscita, delicatesse! 25 metri

Discesa: si taglia verso destra seguendo tracce a naso e bosco alquanto fitto fino ad incrociare il sentiero di discesa del Dain. Da questo, in 30 minuti si raggiunge Sarche.

lunedì 13 settembre 2010

Lastoni di Formin, Torrione Marcella - Via Nikibi






Dopo la via sul Ciampac, salutiamo Checco e andiamo a trovare un posto comodo dove buttar giù la tenda. Non sappiamo che fare l'indomani, abbiamo solamente mezza giornata a disposizione, poi Geco deve rientrare dalla morosa nel pomeriggio ed io devo essere al lavoro. I 17 tiri del Ciampac si fanno un po' sentire.. Non sappiamo se andare in falesia (Laste o Malga Ciapela) oppure una via corta in velocità e che sia soprattutto tranquilla.
Alla fine optiamo per la seconda soluzione, Lastoni di Formin! Avevo in macchina la relazione sia di Supertegolina che di Nikibi, andiamo su e decidiamo domattina.
Ci appostiamo a Passo Giau, e piazziamo la tendina tattica.
Ebbene, ci svegliamo la domenica mattina alle sei e mezza, coperti da uno strato di permafrost. Un freddo micidiale!
Ok, via tranquilla e soprattuto corta. Nikibi!
I primi tiri fatti con venti strati di pile addosso, poi finalmente ci siamo scaldati per bene sul tiro di 6b+. Alle undici e mezza fuori dalla via. E subito di corsa a casa.

Via bella, mai difficile, adatta alle mezze giornate. Senza pretese, ma con il suo perché, inserita in un ambiente bucolico e panoramico.

Accesso: Venendo da Cortina, per il Passo Giau, circa tre chilometri prima del passo parcheggiare a sinistra in prossimità di in pascolo (dopo cartello muraglia Giau). Comunque ben visibile il Torrione Marcella.

Attacco: In circa 45 minuti per traccia di sentiero all'interno di un magnifico boschetto pieno di torrentelli da attraversare. Poi per canalone con ometti fino alla base della parete. Nome scritto alla base.

Difficoltà: V e 6a prevalentemente, con un tiro di 6b+. Obbl. 6a, non 6b+ come riportato da Planetmountain.

Materiale: 13 rinvii. Via ottimamente attrezzata a fix del 10 sia alle soste che lungo i tiri, più un chiodo al primo tiro. Soste attrezzate per le calate.

Sviluppo: 270 metri. 9 tiri, di cui 2 corti.

Relazione:

L1 dalla scritta Nikibi risalire verticalmente per placca grigia fessurata (primo fix color grigio) V. Poi leggermente a destra, e quindi verticalmente per rocce più appoggiate, IV, fino ad un chiodo, poi da questo verticalmente per altri 5 metri fino in sosta. 40 metri

L2 si obliqua lungo facili gradoni verso sinistra, per poi rientrare a destra fino in sosta. 20 metri, elementare.

L3 dalla sosta verticalmente per placca, fino ad un leggero strapiombo ben ammanigliato sulla destra. (1 passaggio di 6a). Poi ancora per bella placca più facile fino in sosta alla base di uno strapiombetto V. 30 metri

L4 si rimonta lo strapiombetto con passaggio atletico stando un po' alla destra dove vi è una buona presa per rinviare il primo fix posto ad un metro dalla sosta (1 passaggio di 6a). Poi verticalmente per placca grigia fino in sosta V, 35 metri.

L5 dalla sosta obliquare a destra per placca tecnica con bei movimenti, V+. Poi verticalmente per pochi metri ancora fino ad una sosta su un fix solo alla base della parete rossa del tiro chiave. 25 metri

L6 Tiro chiave con chiodatura ravvicinata. Si rimonta la fessura a sx della parete, dopo il primo fix ci si alza un metro e si traversa a destra con passaggio di equilibrio, 6a. Comincia una sezione di continuità su pinzate oblique e buchetti su roccia rossa abbastanza ripulita. La sequenza è di facile lettura viste le abbondanti smagnesate, 6b+, trattasi comunque di un obliquo verso destra. Parte finale del tiro smolla un po', 6a. 30 metri, sosta su catena. Non fatevi ingannare da un fix più tassello ribattuto, la sosta è poco dopo.

L7 verticalmente per placca gialla e grigia, V+. Nel finale si entra in una nicchia gialla dalla roccia all'apparenza friabile ma solida invece. Qui, dopo l'ultimo fix prima della sosta, passare a destra e poi rientrare a sinistra (basta guardare le smagnesate), 1 pass. di 6a. 35 metri

L8 bel tiro su roccia a buchi inizialmente. Si obliqua verso destra, 1 pass.6a+ e poi verticalmente con più facilità, IV+ e V. Sosta sullo spigolo! 35 metri

L9 non ho capito bene dove andasse questo tiro, io sono salito per roccia un po' friabile dove mi pareva più logico (III e 1 pass. di IV), non ho trovato fix lungo il tiro. 20 metri, forse dalla sosta il tiro stava più a destra, boh!

Discesa: si può scendere in doppia, ma lo sconsiglio vivamente. La discesa infatti avviene per comodissimo sentiero che riporta alla base della via. Potete quindi lasciare la vostra roba all'attacco e tornarla a riprendere una volta ridiscesi a piedi.