martedì 26 agosto 2014

Parete di Limarò - La Caduta degli Dei

Bellissima via sportiva caratterizzata da una arrampicata continua su muri verticali di ottima roccia. Dodici lunghezze di corda entusiasmanti, o se preferite dodici monotiri di falesia impilati uno sopra l'altro, uno più bello dell'altro. Assolutamente una via da ripetere: a me è piaciuta di più rispetto alla Segantini e a Zanzara, anche perché la roccia è veramente poco usurata.
Per divertirsi, la via richiede una buona padronanza del grado 7a presentando un obbligatorio simile a quello richiesto per Zanzara (6c+?), non 7b come riportato nella guida Filippi.
Il tiro che impegna di più a mio avviso è il primo, che da freddi costituisce un bel filtro. Sono stato contento di averla fatta perché è veramente una via bellissima che si lascia sempre scalare e dove non vi è un solo tiro che non meriti. Eccetto il 7a+ del primo tiro ed il tiro di 7c, il resto della via fatto in libera.
Tempo impiegato 6 ore.

Materiale: la via non è S3, ma S1/2. Chiodata ottimamente a fix da 10 piastrine Kong grigie. Il primo tiro è chiodato leggermente più lungo rispetto al resto della via. Servono 14 rinvii e due mezze da 60. I tiri sono sempre abbastanza lunghi almeno 30 metri. Friends non sono assolutamente necessari. Una discesa in doppia dopo la cengia mediana può risultare abbastanza problematica dal momento che la parete strapiomba e le soste non sono attrezzate per una eventuale calata (occorrere abbandonare materiale). 
Nota: mentre le soste della prima parte della via sono ottime e servite da catena, le soste della seconda parte della via sono solamente attrezzate con due piastrine artigianali con foro abbastanza piccolo, dove una ghiera difficilmente entra: portate moschettoni sciolti. Sarebbe opportuno sostituire le piastrine con delle nuove piastrine preparate con almeno un anello per la calata. In genere le soste sono comode nella parte bassa, mentre appese nella parte alta. Sconsigliata perciò la ripetizione a cordate da 3. 

Attacco: si attacca la placca grigia una 20ina di metri a sinistra del Diedro Maestri. Primi due fix grigi della Kong ben visibili. Per superare il Limarò non ci si bagna, si fa un traverso a filo d'acqua su una corda poi si attraversa il torrente stando su dei tiranti.
Il Gian sul primo tiro
Roccia fantastica



Placche grigie


Placche della parte bassa

Il bellissimo muro iniziale del tiro chiave, 7c
Verticalità, roccia da favola #feelingALIVE!

Aspettando in sosta si fa un piccolo cuoricino

Il muro di 7a+ della nona lunghezza


L1: Si risale la placca grigia verticalmente fin sotto ad un tettino grigio da superare a sinistra. Poi in obliquo verso destra per muro grigio leggermente strapiombante fino ad un cordone nero. Qui c'è un passaggio molto secco (A0 per me) di dita e pochi appoggi per i piedi. Dal cordone, si obliqua leggermente a sinistra fino a delle buone prese che consentono di arrivare alla sosta posta poco più a destra. 7a+. Se lo fate a vista potete stare tranquilli per tutta la via. 

L2: Verticalmente per muro grigio a buone prese, poi su per placca di magnifica roccia bianca a tacche fino ad un diedrino poco più su con passaggio singolo di equilibrio. 6c

L3: Muro di roccia bianco/giallastra inizialmente buona ma da tastare quello che si tira. Poi passaggio su pancetta strapiombante lavorata a gocce e tacche e in obliquo verso sinistra alla sosta. 6c+ - continuità nella parte finale.

L4: Partenza un po' da capire dalla sosta al primo fix, poi scalata su placche grigie verticali molto belle. In finale traversare verso destra su roccia su roccia un po' instabile fino alla sosta. 6a+

L5: Diedro verticale a buone prese. Al termine del diedrino si traversa a destra un metro e poi ancora verticalmente per placca obliquando verso destra. Saltare la sosta che si trova in placca e proseguire fino alla cengia diagonale discendente. Fare sosta in cengia alla base del muro rosso del successivo tiro di 7c. 6b+

L6: Fantastica lunghezza su roccia rossa inizialmente con buone tacche fino ad una buona fessura orizzontale per le mani che costituisce un buon riposo per il successivo e primo boulder del tiro (cordone nel fix). Dalla fessura orizzontale ci si alza su muretto bianco verticale con pinzata verticale per la mano destra. Da qui sezione di tre fix in gran continuità su muro verticale con andamento obliquo verso destra. In corrispondenza del secondo cordone c'è un rinviaggio scomodo. Una volta rinviato il cordone con minori difficoltà si arriva in sosta. 7c (con passaggi in A0 per me, Gian lo stava avvistando se non fosse per un solo rest poco prima della sosta). Tiro di continuità nella parte finale.

L7 Dalla sosta, leggermente a destra e poi in verticale per stupendo diedro rosso su roccia molto abrasiva a tacche e gocce fino alla base di un muro di roccia marrone dove si sosta. 6c. Continuità

L8 Muro verticale su roccia marrone lavorata a tacche e buone prese fino alla base della volta fessurata sotto un tettino, occhio ad un sasso instabile dentro la fessura (da disgaggiare). Si supera il tetto con una bella dulferata fisica ma bene ammanigliata. Poi più facilmente in sosta in obliquo verso sinistra. 7a - singolo sul tetto

L9 Dalla sosta traversare un metro a sinistra e superare il bellissimo muro bianco verticale a tacche. Poi per placche grigie fin sotto ad un tettino, dove si traversa leggermente a destra (passaggio singolo più intenso) per poi continuare verticalmente su placca grigia fino alla sosta. 7a+ - muro iniziale e singolo su tettino grigio

L10 Tiro verticale con roccia articolata. 6b+

L11 Lama un po' instabile e poi muro giallo verticale fino ad un diedrino, qui non salire per l'invitante fessura verticalmente ma stare sulla placca a destra del diedro e spallare una bella tacca obliqua per la mano sinistra ed allungarsi a prendere la presa buona per la mano destra. 6c+ 

L12 Tiro su una colata spettacolare di calcare. Prima muro verticale a tacche fino ad una buona presa grigia per la mano sinistra. Da qui in obliquo verso destra fin sotto un muretto, che si affronta stando un po' a destra ed andando a cercare delle buone tacche in alto. Da qui, con arrampicata su roccia articolata in sosta,  che si salta, e si supera l'ultimo passaggio prima di entrare nel bosco sommitale servito da una fettuccia. 6c+.

Discesa: una volta in cima per facile ed evidente traccia fino al sentiero che scendendo dal Dain porta a Sarche. 

lunedì 21 luglio 2014

Muro orientale del Pissadu - Seppellite il mio cuore a Wounded Knee

Via interessante e di recente apertura (2012) che si svolge sulla estremità orientale del Mur del Pissadu, dove comincia la Val de Mesdì. L'esposizione ad est garantisce sole la mattina e ombra dal primo pomeriggio. La roccia non è ancora ripulita del tutto, nonostante ciò vi sono almeno tre tiri meritevoli nella via (L3, L6 e L7).
Per difficoltà tecniche può essere paragonata a Spitagoras, ma la chiodatura in Wounded Knee è più ravvicinata e rilassante.
La relazione utilizzata è tratta dal sito: http://www.montialpago.it/page/knee01.htm
Se volete completare la giornata con un bel giro, consiglio la discesa per la ferrata Tridentina che non avevo mai fatto. Una bellissima ferrata in una gola molto panoramica. Alternativamente, si può scendere per la Val Setus o la Val de Mesdì (possibile presenza di neve anche a stagione inoltrata).
Il nome della via fa riferimento al massacro avvenuto nel 1890 ai danni del popolo Sioux da parte dei soldati americani, un eccidio di oltre 300 vittime. http://it.wikipedia.org/wiki/Massacro_di_Wounded_Knee

Accesso: si parcheggia al parcheggio della ferrata Tridentina. Si fa il primo pezzo di ferrata o alternativamente il sentiero per la Val Setus per poi traversare a sinistra seguendo sentiero 29 per la Val de Mezdì. Quando si è sotto la parete si abbandona il sentiero e si risale per pendio erboso fino alla base del canalone d'attacco, possibile presenza di nevaio. Risalire il canalone fino alla base del primo tiro dove vi è anche una sosta per chi vuole legarsi.

Materiale: 12 rinvii lunghi + qualche cordino. Friends e nuts non sono necessari. Nei tiri sfalsare sempre le corde e utilizzare rinvii lunghi per evitare forti attriti (i tiri sono lunghi e obliquano). Chiodatura molto buona a fix da 10 gialli della Fixe, si vede sempre (o quasi) la protezione successiva.

Difficoltà: prevalentemente V e VI con un passaggio di VI+.  Per la ripetizione contare 4/5 ore
Il bellissimo Mur del Pissadu

Verso la Val de Mesdì, lungo sentiero 29

Primi tiri su placche

L6, placca nera

L7, arrivo in sosta


Prato sommitale

Contemplando la bellezza dell'alta Val Badia

Discesa

La bella ferrata Tridentina
Cascata del Rio Pisciadù a quota 2075 metri



L1 salire in verticale per placca grigia da subito verticale (V) visibili primi due fix. Poi più facile verso sinistra superando lo spigolo, chiodo con cordino azzurro, e ancora in verticale per rocce più facili e un po' rotte. IV 40 metri
L2 dalla sosta obliquare a dx oltrepassando lo spigolo poi per placche nere leggermente appoggiate in sosta. V 50 metri
L3 verticalmente per placca grigia molto bella. Difficoltà crescenti nell'ultimo tratto in obliquo verso sinistra, su buone tacche. Sfalsare le corde per evitare attriti 50 metri VI
L4 facilmente su roccia a tratti instabile in obliquo vs destra. IV 50 metri
L5 dalla sosta leggermente vs destra poi in verticale per placca grigia molto bella, poi a un po' a destra per placca articolata con roccia non ancora del tutto ripulita fino alla comoda sosta. 50 metri V+
L6 andare a sinistra, poi risalire pilastrino e verticalmente per placca con passaggio più intenso in obliquo verso destra prima di arrivare alla sosta. VI+ 35 metri
L7 placca poi diedrino al termine del quale si esce a sinistra (cordone su clessidra) poi in obliquo vs sinistra a sostare alla base di un camino. 45 metri VI-
L8 facile camino poi balze verso destra facili alla sosta IV 35 metri
L9 verticalmente su placca nera e poi roccette fino alla sosta su clessidra e singolo fix. 55 metri IV
L10 dalla sosta, scendere a sinistra del gendarme traversare e oltrepassare la gola in spaccata, da qui traversando a sinistra e poi verticalmente per paretina si fuoriesce sul prato sommitale sosta su sasso con due fix III/IV 50 metri

lunedì 7 luglio 2014

Cima Col di Mezzo (Rienztal/Val Rienza) - Via Spitagoras

Bella via su roccia da buona/ottima in una parete esposta all'ombra. Seppure le difficoltà tecniche siano inferiori alla vicina via Hat Spass Gemacht (si viaggia sul V/VI), la difficoltà globale è da considerarsi superiore data la chiodatura molto più distanziata.

Primo tiro

Partenza L5

Drei Zinnen

Dal Rif.Locatelli per sentiero 105

Rienztal


Accesso: come per Hat Spass Gemacht

Attacco: 30 metri a sx di un evidente camino. Primi due fix Kong acciaio zincato grigio visibili dal basso

Materiale: 7 rinvii e utili friends/nuts medio piccoli anche se non necessariamente indispensabili (noi non ne abbiamo fatto uso), cordini.

Difficoltà: VI+ (obbl. VI) La via è chiodata a fix da 10 (tutti marca Kong) in media uno ogni 10 metri, è possibile ridurre la distanza integrando con protezioni veloci, ma non in tutte le circostanze. Occorre quindi saper gestire il VI grado dolomitico onde evitare di farsi male. La roccia è da buona ad ottima, ad ogni modo da tastare soprattutto quando si è lontani dallo spit.

L1: Salire lungo una fessura (visibili segni di magnesio e i primi due fix). Poi in obliquo vs destra per placca verticale in sosta. VI
L2:  Tiro verticale per placca articolata con andamento obliquo verso sinistra V
L3: Come tiro precedente leggermente in obliquo a sinistra V
L4: Come tiro precedente leggermente in obliquo a sinistra V
L5: Nella guida di Bernardi relazionato come il tiro chiave, in realtà trovato non particolarmente ostico e chiodato bene. Si sale il pilastro andando a sinistra rispetto alla colata arancione. Si vede il primo fix dopo alcuni metri. Poi verticalmente per placca nera a buchi fino in sosta. Trovato anche un chiodo come ultima protezione. VI
L6: Forse qui c'è il passo singolo più impegnativo della via VI+. Dalla sosta un po' a sinistra per rinviare primo fix, poi in obliquo verso destra e poi verticalmente fino un camino che si risale e conduce alla sommità del pilastro staccato dove si sosta a sinistra.
L7: Traverso aereo vs destra per 15 metri poi verticalmente si rimonta uno strapiombo a buone prese per poi continuare su placca verticale fino alla sosta. V
L8: Tiro facile su terreno appoggiato con andamento in obliquo verso destra a puntare lo spigolo. IV
L9: Tiro aereo sul filo dello spigolo. Dalla sosta stare a sinistra, si trova un chiodo, si rimonta lo spigolo, il primo fix sta a 10 metri dalla sosta, da qui con delle lame si obliqua a destra fino al secondo fix. Dal secondo fix in sosta ci sono all'incirca 20 metri sprotetti. V+
L10 Placca nera a destra della sosta, poi verticalmente fino a primo fix a otto metri dalla sosta. Poi si sale sotto uno strapiombino ammanigliato, servito da un chiodo a destra. Si rimonta lo strapiombo e si sale in sosta. V+
L11 Spigoletto di II grado
L12 Spigoletto di III/IV grado

lunedì 12 maggio 2014

Arco, Colodri - Via Zanzara

Storica via nel cuore di Arco, ripetuta assieme a Maurizio. La Zanzara aperta da Manolo e Bassi due anni prima che nascessi ('83) rappresenta forse la via sportiva per antonomasia della Valle del Sarca. Nonostante l'apertura dall'alto, ogni tiro possiede una logica e la ripetizione di questo affascinante itinerario rappresenta ancora per molti un ambito obiettivo.  
La via si può dividere in due: la parte bassa, caratterizzata da passaggi atletici su roccia per lo più rossa a tacche, e quella alta dalla cengia in poi, su roccia dal grigio al bianco su gocce che regala un'arrampicata di tecnica ed equilibrio. 
Una nota: alcuni commenti presenti in rete riportano che la roccia è "unta da far schifo", a mio avviso non è così. Di questi tempi, ormai ci siamo dovuti abituare ad arrampicare in falesie dove l'unto è la prassi. Rispetto ad Erto/Nago/Massone, ad esempio, la roccia di Zanzara è da considerarsi non dico abrasiva, ma quantomeno poco unta. State certi che alla fine della via arriverete con un bel po' di pelle in meno sui polpastrelli. 
Altra informazione che può essere utile, per chi non le ha già percorse, consiglio di fare prima la Segantini e poi Zanzara, quest'ultima più impegnativa rispetto alla prima di almeno un grado, sia per difficoltà nei singoli passaggi che per la continuità complessiva della via.
Se fate bene la Segantini (a vista su tutti i tiri), la Zanzara non vi pungerà più di tanto, viceversa, consiglio di mettere un bel po' di Autan. 

L2 - Ostico passaggio finale

L5 - Ultimi due fix filtranti

L9 - placca a gocce

L11 - bellissima placca a gocce

L11 - Vai che l'é bon Maurissio!


Materiale: 12 rinvii. Eventualmente un friendino piccolo per un passo lungo su L10. Se volete esagerare anche un cliff in caso le braccia vi abbandonino prima di quanto avete preventivato. Soste sempre abbastanza scomode, soprattutto nella parte bassa. Cordate amanti del threesome avvisate  

Difficoltà: 6c, 7a+. Obbligatorio 6c/+ (su L3 e L5). Le difficoltà di alcuni tiri sono obiettivamente sottostimate (grado classico). In alcuni tiri ho indicato la difficoltà che personalmente ho percepito. Ovviamente non avendo liberato tutti i tiri, le difficoltà in certi tiri sono appunto, percepite ... 

L1: Salire per una rampa grigia un po' coperta da vegetazione, non vi è scritta all'attacco, ma visibili segni di magnesio su qualche presa. Risalire un diedrino e in breve alla sosta. A me questo tiro non è sembrato 6A, ma più facile (V+?). Si può unire a L2, allungando le prime protezioni di L2. 

L2: In diagonale a destra, per poi obliquare a sinistra su placca rossa a tacche. Le difficoltà sono concentrate nel penultimo fix con cordone bianco lacerato, si riesce a fare comunque il passaggio avendo già rinviato prima il cordone. Stare bassi e cercate appiglio per la mano sinistra fuori a sinistra. 6c

L3: Tiro molto bello. Dalla sosta in verticale a sinistra sopra la sosta (fix a destra sono della via Festival), per muretto bianco fino a raggiungere un monodito per la destra, da qui si obliqua a sinistra (boulderino più intenso del tiro), fino sotto ad un tettino. L'uscita dal tettino non è difficile ed è su buone prese che seguendo una fessura obliqua vs sinistra portano alla sosta. 7a+ che viene fuori anche a vista, unico tiro della via non sottogradato.

L4: Traverso velenoso verso destra su placca grigia a gocce. Io qui onestamente non c'ho capito granché, ho fatto resting quasi ad ogni fix. A metà  c'è un rinviaggio un po' scomodo, sarebbe bastato abbassare il fix di 10 cm... Nel finale lascia un po' respirare. 6c+ mi sembra stretto, 7a o 7a+ almeno (?!). 

L5: Altro tiro impegnativo. Secco passaggio iniziale in partenza dalla sosta su placca a spalmo, poi muro verticale fino ad un buon riposo su un buco. Da qui sequenza su placca leggermente strapiombante a verso sinistra. Ultimi due fix distanziati (3 metri e mezzo). 7a - grado percepito un po' più impegnativo a causa della distanza delle due ultime protezioni.

L6: Placca verticale grigia. Passaggio secco non azzerabile dal primo al secondo fix. Poi continuità su fessura e tacche. Dal penultimo fix, attraversare a sinistra, poi rientrare a destra per rinviare l'ultimo fix. Dato di 6a sulla guida. Oggettivamente, molto simile a L2 nelle difficoltà, 6b+/6c. Unito a L7

L7: Rampa elementare fino ad un albero, dove si sosta con cordino. Unito a L6 

L8: Si rimonta un muretto bianco a prese un po' unte (passo secco) per obliquare un po' a sinistra. Poi di nuovo verticalmente per placca grigia con uscita in obliquo a destra su comoda cengia. Dato di 6a sulla guida. Oggettivamente molto simile a L2/L6. 6b+ 

L9: Si rimonta un piccolo tettino con passaggio atletico, poi in obliquo verso sinistra per placca bianca a gocce, fino ad una costola che porta in sosta . 6b+

L10: In obliquo a sinistra su placca grigia a gocce, poi verticalmente (eventuale friend piccolo su fessurina) e ancora a sinistra fino ad un diedrino fessurato da rimontare per raggiungere il fessurone obliquo verso destra che porta alla sosta. Chiodatura distanziata (fix ogni tre/quattro metri). Tiro lungo e continuo, dove è necessario allungare le protezioni o sfalsare le corde, causa attriti. 6b+

L11: Superare lo strapiombino (possibile eventualmente rinviare il primo fix di Festival, con vecchio moschettone) quindi verticalmente per placche grigie e poi rosse a gocce abrasive verso sinistra sulla sosta su comodo terrazzino. 6b+

L12: Strapiombino su muro rosso a buone prese, buco per la mano destra un po' doloroso, e per spaccatura verticale in sosta. Tiro corto unito a L13. Dato di 6a, aggiungete tranquillamente un mezzo grado. 

L13: Unito a L12. Per facili roccette in obliquo verso destra, prestare attenzione alla roccia, poi diedro rampa a sinistra per lama finale servita con un fix. IV grado. Sosta su alberello. 

Discesa dalla ferrata del Colodri






martedì 22 aprile 2014

Arco, Colodri - Via Giovanni Segantini (bis)

Dopo un anno di hamburger e alette di pollo negli Stati Uniti e assenza forzata dall'arrampicata si ricominciano le danze verticali. E' stata dura riprendere, praticamente da zero (5c), ma in 4 mesi sono riuscito a riprendere una forma decente, che mi ha consentito finalmente di fare la prima via della stagione.
La Segantini, fatta la prima volta nel 2010, si conferma una via molto bella e direi che le impressioni riportate qui sono ancora valide.
L1 mi è venuta fuori in libera. In L2, L3 fatto dei resting, L5 mi è venuta in libera, nello specchio delle mie brame avevo finito la benzina e ho fatto un resting sul chiave dove si traversa a destra.
Per la libera completa mi sa che ci vogliono ancora un bel po' di tiri sotto le dita.
Confermo 15 rinvii necessari.
Secondo me il tiro più duro è il terzo, non il primo, e mi sembra sia venuto pure via qualcosa sulla parte finale del tiro, oppure sarà il livello sceso. Per chi vuole dei suggerimento per la libera: L1, finito il diedrino, si incrocia di sinistro il becco dello spigolo e si comincia a traversare a destra su sequenza di biditi, credeteci, il duro è qui, ci sta il 6c+. L2, partenza dura dalla sosta, poi si respira traversando a sinistra, in verticale per un diedro, per uscire dal diedro c'è il singolo più duro della lunghezza, poi continuità su buchi buoni in strapiombo, uscita a sinistra, anche qui ci sta il 6c+.
L3 la più impegnativa. Placca rossa con movimento nervosetto all'inizio, poi smolla un po', si obliqua a destra dove c'è un rinviaggio un po' lungo su lama piatta che apre l'avambraccio, da qui stringere i denti su placca leggermente strapiombante marrone con spigolo piatto da dulferare, per il boulder finale d'uscita molto secco su tacche da strizzare bene. Probabilmente ci sta anche il 7a.
Vabbé, beccatevi un po' di foto.
Alla prossima
L2

L3 - la lunghezza più tossica e più bella

L3 - parte finale

L3 - uscita dal boulder, con avambracci gonfi

Si scarica il peso liquido in eccesso in preparazione dello Specchio

Lo Specchio, da sotto sembra un tirello insignificante, in realtà nasconde il fascino dei vecchi tempi

Specchio

Specchio, ruotato di 90°


lunedì 17 settembre 2012

Valsugana - Valgadena, Parete Est - Via Cara

Sabato assieme a Gianluca Bellin siamo andati a ripetere la nuova via aperta da Alessio Roverato e Angela Carraro in Valgadena. Accompagnati dagli stessi apritori che ci hanno fatto strada lungo l'esile traccia di camosci che porta alla base della parete, abbiamo trascorso una piacevole giornata in un luogo selvaggio frequentato a torto da pochissimi arrampicatori.
La via si è rivelata una bellissima sorpresa con dei tiri su ottima roccia lavorata talvolta a gocce talvolta a tacche. Merita decisamente una ripetizione!

Oltre la via, il sentiero iniziale merita da solo (un'esile traccia di camosci, che assieme ad un'altra vecchia traccia costituisce l'unico punto di accesso al bosco pensile da cui partono le vie). Una volta percorse le cengie erbose, entrerete in un mondo magico pieno di piante secolari e non sarà difficile avvistare qualche camoscio e se alzate la testa probabilmente vedrete anche un'aquila che vi terrà compagnia per tutta la via.

Paretoni selvaggi

I Loke

L2 bella placca grigia

L3 bellissima lunghezza su roccia fotonica 7c

La stratificazione caratteristica di queste pareti

Roccia a gocce lacrimogene

Bellin vai che l'é bon!

Fatta anche questa :)

La relazione utilizzata è questa:
http://www.planetmountain.com/rock/vie/itinerari/scheda.php?lang=ita&id_itinerario=1270&id_tipologia=38

Accesso: vedere link, prestare attenzione lungo la prima parte di traccia data l'esposizione della stessa. 1 ora dalla macchina

Materiale: 13 rinvii. Soste già tutte precollegate con catena e ok per calate in doppia. Non serve materiale per integrare, la via è chiodata ottimamente (S2).

Difficoltà: 6c, 7a/b e 7c. Obbligatorio 7a (su L4 e L6).


L1: dalla targa con nome della via verticalmente su placchetta poi si oltrepassa un po’ di vegetazione e loppe erbose fino all’inizio vero e proprio della parete. Il tiro continua su placca grigia un po’ lichenosa. Passaggio singolo duro a tre quarti del tiro, uscita a destra. Sosta su cengetta, 7a/b (solo 1 passo) 30 metri
L2: tiro verticale su placca grigia lavorata a gocce e fessure orizzontali 30 metri
L3: bellissimo tiro con partenza dura dalla sosta (guardare fuori a sinistra per le tacche) poi più facile su roccia stupenda a gocce e tacche. Parte finale di continuità: placchetta gialla sotto l’ultimo tettino con prese verticali a sinistra, poi ultimo tratto di placca vera e propria di movimento su belle gocce ma pochissimi piedi. 7c (continuità, si riesce ad arrampicarlo quasi tutto bene) 40 metri
L4: dalla sosta si superano le due fasce orizzontali di roccia gialla, si oltrepassa il tettino con l’aiuto di un mono/bidito fuori per la mano sinistra (appoggi per i piedi un po’ instabili) poi per ottima roccia verticalmente fino ad una colata arancione dove vi è il boulder chiave (piccola tacca per mano destra e verticalino per la sinistra) si alzano i piedi e si raggiungono gocce buone per la mano destra – passaggio obbligatorio. Poi ancora verticalmente con andamento leggermente verso destra. Venuto fuori a vista da secondo, probabilmente sovragradata la difficoltà. 35 metri
L5: dalla sosta verso sinistra su bella roccia grigia, poi verticalmente su placca di aderenza e in obliquo verso destra puntando ad un diedro rosso sotto a degli evidenti tetti. Bellissimo diedrino rosso a gocce lacrimogene, uscita in obliquo verso destra. 6c 30 metri
L6: Partenza molto dura dalla sosta su roccia rossa stratificata, con una pinzata bella svasa per la mano destra e spallatona di sinistra, poi più facilmente fin sotto il tetto (passaggio boulder) poi ancora verticalmente fino ad altro tettino da superare 1 metro a destra del fix prendendo una lama abbastanza alta di destro. Poi placca grigia più semplice fino in sosta 7c 45 metri
L7: partenza molto dura, ci si può aiutare con un piccolo arbusto sulla sinistra, poi placca grigia solida ma un po’ lichenosa. Oltre la sosta, se si traversa a sinistra si troveranno altri due fix che conducono all’uscita nel bosco sommitale. 6b 40 metri

Discesa: se volete evitare doppie e sentiero in discesa, conviene uscire a destra (faccia a monte) si risale il bosco tenendosi a dx la Valgadena e si giunge ad un gruppo di case con dei caprioli recintati davanti. Da lì proseguire fino ad una casa verde e si vedono le indicazioni CAI. Prendere sentiero n.800 che riporta sul fondo della Valgadena (Val Gadena - Val Cengiona). 2 ore in tutto

domenica 26 agosto 2012

Creta di Fleons (Avastolt) - I tempi che cambiano

Grandioso itinerario nelle dolomiti carniche. Onestamente mi sento di dire la più bella via sportiva dolomitica finora percorsa sia da me che dal mio compagno! Ad itinerari come questo le varie Supertegolina, Oro e Carbone, ecc...je fanno 'na pippa!
Prendete una via come la Giovanni Segantini al Colodri, portatela in una freschissima paretona NW in un ambiente mozzafiato con dei bellissimi pascoli sottostanti, allungatele le protezioni ed otterrete questa magnifica via.
Via assolutamente da non perdere e da consigliare ai vostri amici (forti) quale piccolo capolavoro di arrampicata su roccia FOTONICA e placche mozzafiato nella prima parte e muri strapiombanti nella seconda ed ultima parte. Davvero in queste zone occorre sapere arrampicare in placca come in poche altre parti in dolomiti.

Richiede impegno psico fisico notevole sia per la distanza delle protezioni (nella prima parte in particolare, attorno ai 4/5 metri mediamente con possibili voli pericolosi soprattutto nella partenza dalle soste - terzo e quarto tiro in particolar modo) che per le difficoltà continue, sostenute ed in qualche punto davvero compresse. La discesa è un altro bell'ingaggio risultando le prime doppie davvero strapiombanti (occorre rinviare sempre per rientrare in sosta) e secondo me a rischio incastro.

La relazione visuale la trovate su: http://www.planetmountain.com/rock/vie/itinerari/scheda.php?id_itinerario=420&lang=ita&id_tipologia=38

Chiodo che segna l'attacco della via posto alcuni metri a dx del diedro Teresina

Charlie su L2 davvero rognosa

L3 - opera d'arte verticale

Charlie sul difficile filtro di L3

L6: camino e fessura obliqua a destra

Arrivati in sosta dell'ultimo tiro davvero FINITI...

Sosta un po' vintage

Cemento armato di una bellezza disarmante

E per chi vuole godere ancora un po' beccatevi la qualità della pietra di questa Creta...

Avastolt - taaaac!


Accesso: dal centro di Forni Avoltri, dirigersi verso la stretta valle direzione Pierabec (indicazioni stabilimento Goccia di Carnia). Si giunge allo stabilimento dopo 2 km, lo si oltrepassa e si supera un gruppo di case, noi abbiamo dormito sotto la tettoia dell'oratorio Don Bosco - nessun problema se è vuoto. Parcheggiare appena prima del divieto e seguire il sentiero n.140 a piedi (strada forestale) che parte dalla cava di marmo ben visibile sulla sx. In 1 ora di cammello si è a Malga Fleons. Da qui alla parete contare poi altri 10 minuti.

Difficoltà: 6b, 6c, 7a e 7b (o A0). Obbligatorio un solidissimo 6c su placca, meglio se qualcosa in più per stare più sereni nelle placche iniziali.

Materiale e chiodatura: 10 rinvii, meglio 4/5 di lunghi per evitare attriti vista la lunghezza dei tiri. 3 friends medio-piccoli (rosso, verde e blu BD). La chiodatura nella prima parte di via è molto lunga a fix da 10 e/o da 8 ogni 4/5 metri con partenze dalle soste un po' esposte. Nella seconda parte la chiodatura diventa più ravvicinata, pur conservando l'obbligatorietà dei passaggi. Possibilità di integrare poche vista la compattezza della roccia, ma buone.


L1: attaccare in corrispondenza del chiodo artigianale con cordino vecchio e fettuccia, per sistema di fessure in linea verticale rispetto al chiodo che segna l'attacco. Troverete due chiodi artigianali lungo il tiro (utili friends). V+ 30 metri Sosta su tre chiodi con vecchio cordone

L2: primo tiro filtro da panico - STUPENDO. Placca verticale lunga 50 metri. Chiodatura ariosa (ancora non mi capacito su come possano aver chiodato così lungo dal basso - onore agli apritori!). Venuto a vista da secondo - tirando A MUERTE alla canna del gas. Non sottovalutatelo! Il tiro è continuo, occorre spostarsi dalla linea di fix ogni tanto ed inventarsi gli appoggi per i piedi. 6c DURO e FRIULANO doc!

L3: dalla sosta in leggero obliquo vs dx (primo fix a 8/9 metri). Stupenda arrampicata su svasi fino ad un altro passaggio molto filtrante a circa metà tiro, dal fix occorre alzarsi un paio di metri e beccare un sistema di fessure orizzontali che portano al lontano fix successivo (impossibile integrare) posto a destra, eventuale volo lungo con pendolo. In finale lama un po' strapiombante da ribaltare per giungere alla sosta. 6b trovato durissimo (io darei anche qui 6c). 30 metri

L4: stupendo muro nero a buchetti e tacche di movimento e dita. Primo fix alto con passaggio obbligatorio prima di rinviare (occhio a non volare che si cecchina chi fa sicura). Le difficoltà si concentrano nella prima metà del tiro, poi il tiro sgrada per riprendere un po' nell'ultimo strapiombino in obliquo verso sinistra (buone prese rovesce). 6c+ 40 metri allungate le protezioni.

L5: dalla sosta traversare a sx, primi due fix posti decentemente. Poi verticalmente per muro-opera d'arte scolpito nella pietra! Passaggio filtro dal terzo al quarto fix se non ricordo male (qui c'è il 7a). Verticalmente sempre su sistema di cannerule oblique e fessure per gran finale su strapiombo sempre a buone prese da ribaltare in obliquo a destra. Sosta poco più sopra, 30 metri 7a

L6: obliquare a sinistra puntando il camino/diedro sotto l'evidente tetto (chiodo con fettuccia) parte da qui una fessura strapiombante in obliquo verso destra da affrontare con buona pompa di avambraccio (fessura rovescia abbastanza buona) ma piedi in bocca e spalmati (vietato avere lo zaino!). Credeteci perché non è difficile e viene anche fuori a vista! 30 metri 7b (o eventualmente resting con qualche A0)

L7: dalla sosta in obliquo vs sx fino ad un chiodo, poi verticalmente su placca strapiombante e vago diedrino a prese verticali. In uscita traversare due metri a dx vs la sosta. 6c 30 metri

L8: tiro maggico! dapprima in obliquo verso destra su lama strapiombante grigia, la si ribalta per seguire una fessura grigia stupenda verticale e strapiombante che non vi molla fino in sosta - dosare bene le energie e recuperare sempre quando possibile. 6c capolavoro 35 metri

Discesa: impegnativa a doppie lungo la via. Lungo la prima doppia occorre rinviare praticamente tutti i rinvii per poter rientrare in sosta. S6 deve saltare, con le mezze da 60 si possono poi unire le ultime due doppie saltando S1 e S3 (noi abbiamo fatto così).